Elena

Elena
Bugiardo maledetto, è inutile che neghi, tanto lo so che l'hai fatto ancora. E mica una volta sola. Le so tutte, guarda potrei dirti a memoria quando è iniziata. Tutte le volte che hai inventato una scusa. “Torno tardi, Elena, non mi aspettate a cena”. E io lì come un'imbecille a tenerti anche in caldo le pietanze. Ad inventare qualcosa ai bambini, una motivazione plausibile per le tue assenze, che poi tanto lo sapevo che il giorno dopo i nonni li avrebbero interrogati per sapere com'era andata la cena, se avevamo discusso. Figurati se quelli si fanno gli affari loro. Mai. E' così evidente, se ne sono accorti tutti, sei così preso dai tuoi segreti che non pensi di esser visto. Sempre con un occhio al telefono, lo tieni silenziato, sul tavolo lo schermo rivolto in giù, come se fossimo tutti scemi e non capissimo che nascondi l'arrivo dei messaggi. Anche se non fossero i miei genitori fiuterebbero la crisi dai musi lunghi, dai botta e risposta affilati, dagli sguardi che non ci scambiamo nemmeno per errore. Com'è che ci siamo ridotti così, che siamo diventati così distanti? Io che di notte mi arrovello e tu che fingi di dormire dandomi la schiena. La mia gastrite insistente e le tue bugie che ormai ho smesso di contare. L'aria di casa che diventa irrespirabile e l'estratto conto della carta di credito che ti fai inviare sulla mail. I miei pianti e i tuoi spergiuri. I regali inaspettati che mi fai, contando sul perdono. I miei musi e le tue rispostacce, con quel[...]

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