Stefania

Stefania
Se ne sta lì, seduta sul primo seggiolino della sua fila, quella appena entri a sinistra. Le lunghe gambe fasciate in un paio di skinny jeans scoloriti, accavallate. Testa china sullo smartphone e non degna di uno sguardo i presenti nell'affollata sala di attesa del medico. Mi sembra di conoscerla, l'ho già vista, ne sono sicura. Ma dove? Forse viene al Bagno Delfino? Non mi ricordo di lei in costume. Forse fuori da qualche scuola, a occhio e croce abbiamo la stessa età, magari abbiamo i bimbi alle elementari insieme. Glielo chiederei, se agganciassi lo sguardo. Dovrebbe alzare il viso e la riconoscerei, così, con la luce radente del pomeriggio invernale vedo poco. Non collabora, muta e assorta in chissà cosa. Impossibile entrarci in contatto, nemmeno con un sorriso di circostanza. Mi guardo intorno: una coppia giovanile vicino alla finestra fa le parole crociate, noto che lei è più lesta del marito nel trovare le risposte. Accanto, un crocicchio di vecchiette dai capelli turchini si scambia i malanni come fossero figurine Panini. “Non mi parlare della cervicale, me la porto dietro dall'incidente dell'85, quello che feci col mio povero marito... ho provato di tutto, poi l'anno scorso mia nuora mi ha portato in palestra dove va anche lei, e ora con la posturale sto un po' meglio”. Tutti gli altri sono con i telefoni in mano. Un ragazzotto con le cuffiette per la musica ridacchia da solo, vedo che ha la pagina aperta su Facebook. Poi ci sono due amiche sull[...]

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