SATA Express: il nuovo standard col turbo

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Oramai capita sempre più spesso che a fare da collo di bottiglia siano le vie dedicate alla trasmissione dei dati degli HDD. Negli ultimi anni c'è stata un'evoluzione incredibile di chipset e formati; sino a qualche anno fa si usava ancora molto, troppo spesso la vecchia IDE, che garantiva davvero una velocità di comunicazione irrisoria, a cui ha fatto seguito l'attuale formato Serial ATA. Dopo il SATA1 che consentiva 150MB/s circa, ovvero ancora abbondante per il 90% dei dischi meccanici in commercio che mediamente non superano gli 80-120MB/s (fatta sola eccezione per i dischi ad alte prestazioni con alto regime di rotazione), è arrivato il SATA II, che regalava emozioni sino a 300MB/s, usufruibili quindi solo dai primi SSD con interfaccia SATAII che avevano una capacità di lettura sino a 280-290MB/s, e dai WD Velociraptor che toccavano e toccano i 180MB/s. Il SATA III ha poi un po' risolto i problemi per i computers domestici coi suoi 600MB/s teorici e l'uscita dei nuovi SSD, ma le cose non erano lo stesso per supercomputers, server e pc ad alte prestazioni. L'introduzione degli SSD ha cambiato le carte in tavola ed ora le limitazioni sono da ricercarsi altrove, nei chipset ad esempio. Anche le nuove CPU Haswell che avranno nuovi chipsets, pare non riusciranno a garantire velocità più elevate. Per questo ci si rivolge sempre più spesso alle linee PCI-Express con SSD PCIe e soluzioni come l'OCZ Revodrive (di cui abbiam parlato (OCZ Hybrid Revodrive: Perchè scegli[...]

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