In punta di anfibi

In punta di anfibi
Lo stupro come arma di guerra Lo stupro è un'arma di guerra. Lo è stata storicamente e continua a esserlo nei conflitti post-moderni. Le donne come bottino, dal Ratto delle Sabine alle “marocchinate” della Ciociaria, dagli stupri in Sudan, in Sierra Leone, in Ruanda, in Liberia, in Congo e in Bosnia Erzegovina; dalle studentesse nigeriane rapite da Boko Haram alle vittime dell’Isis. E altro ancora. Oggi come sempre, da secoli. Un mondo che attraversa il mondo, una storia infinita che attraversa il tempo. Il lato nascosto della guerra e uno dei più grandi silenzi della storia. Un buco nero! La differenza oggi è che il nodo “donne e conflitti armati” non è “un affare di donne”, ma una questione definitivamente inserita nelle politiche di sicurezza umana, con un forte impatto anche sul diritto internazionale, sull’emancipazione femminile e sulle missioni di pace. La risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 13252000 su “Donne, pace e sicurezza”, considerata la “madre” delle risoluzioni successive e correlate, è la prima di questo organismo ad affrontare esplicitamente l’impatto della guerra sulle donne, ma anche il ruolo femminile nella risoluzione dei conflitti: donne non solo vittime ma costruttrici di pace. Il punto di forza della Unrsc 1325 – importante documento politico e strumento giuridico – è il suo carattere innovativo e il dinamismo dovuti alla combinazione delle diverse tematiche e prospettive trattate, che[...]

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