Banksy, Les Misérables. L’arte è morta, viva l’arte

Banksy, Les Misérables. L’arte è morta, viva l’arte
Ogni giorno, decine di fotografie, reportage video, articoli di giornale, un flusso costante di informazione sommerge l'Europa. Le migrazioni, la gestione delle frontiere, i diritti umani, i rifugiati, passano sui nostri schermi con un corredo di immagini che va dal pietoso all'orripilante. Eppure, è stato necessario un murales, un disegno su un muro qualsiasi di una metropoli qualsiasi, per far saltare i nervi scoperti di un'Europa sempre più fragile. E' Banksy e il suo murales a tema Les Misérables. Il disegno, che ritrae una donna in lacrime, sulla sfondo di una bandiera francese, riprende l'immaginario dei film e dei musical tratti dall'omonimo romanzo di Victor Hugo che, a sua volta, racconta la Parigi dei primi anni dell'800, fra ex prostitute, galeotti, studenti in povertà. Saranno loro, racconterà Hugo in un affresco d'epoca fondamentale per la letteratura di tutto il mondo, a costruire Parigi, a lottare per la libertà, per la vita, i diritti, il progresso. Nel disegno di Banksy, la novella Marianna piange per effetto di una bomboletta spray. Il nesso è tutto in un Qr, che rimanda ad un video che denuncia l'uso della forza, e dei lacrimogeni, nella “Giungla”, il campo profughi di Calais, a Nord della Francia, proprio sulla Manica, l'ultimo porto francese prima dell'approdo dell'agognata Inghilterra. E non è un caso, allora, che il murales sia apparso proprio a Londra, a Knightsbridge, sul retro dell'ambasciata francese. L'autore ha rivendicato l'opera [...]

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