Media ecology: fuor di metafora

Media ecology: fuor di metafora
Al Moebius quest'anno si parla anche di ecologia dei media. Sabato 6 ottobre 2018, a Lugano. La media ecology è restata a lungo una disciplina metaforica. O meglio. Chi la propone la vede come una realtà, ma chi ne sente parlare dedicando al concetto un'attenzione superficiale può essere tentato di considerarla una metafora: il mondo dei media è complesso e interdipendente, "un po' come" un ecosistema. Ma fermarsi all'idea di metafora conduce a perdere occasioni di conoscenza e di azione. Per quello che ne so, l'idea di "ecologia dei media" è partita da Neil Postman, che fondò la disciplina e un programma di ricerca e insegnamento in materia alla Columbia University di New York nel 1971. Più o meno nel momento in cui all'Mit stavano per uscire "I limiti dello sviluppo", il saggio fondamentale per la ricerca sull'ecologia tout court. Postman rispondeva con l'idea di ecologia dei media alla sollecitazione di Marshall McLuhan secondo il quale i media creano un vero e proprio ambiente nel quale poi le persone vivono e si sviluppano, adattandosi alle sue caratteristiche. Qualcuno può essere tentato di dire che l'ambiente mediatico è un ambiente percepito, non naturale, e dunque un po' meno che reale. Ma se questa era un'idea discutibile ai tempi di McLuhan e Postman, oggi nel mondo digitale è sempre meno difficile da digerire: in fondo la distinzione tra naturale e artificiale è sempre meno utile, la capacità umana di modificare l'ambiente è enorme, la forza dell'a[...]

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