Perché ci piacciono tanto le teorie del complotto

E' tornata la strategia della tensione. Il terremoto in Emilia è stato causato dalle trivellazioni. La crisi economica è stata pianificata a tavolino dal gruppo Bilderberg. Queste affermazioni rimbalzate da un sito all'altro come un tam tam senza sosta, sono solo le più recenti ipotesi complottiste, che si sono affiancate alle notizie di cronaca ed agli approfondimenti nei vari media. Dopo l'attentato di Brindisi in tanti nel web (e non solo) si sono abbandonati a veloci conclusioni, rievocando episodi passati, denunciando il ritorno dello stragismo, puntando il dito contro quello e quell'altro ed annunciando persino l'approvazione di leggi speciali. Non è la prima volta che un evento eclatante e tragico provoca reazioni emotive di questo genere, le quali a loro volta si trasformano in teorie che precedono l'osservazione dei fatti. Lo stesso si è ripetuto in questi giorni con il terremoto che ha colpito l'Emilia, che ha provocato devastazioni, 350 feriti e 17 morti e tante tantissime polemiche. Insieme alle polemiche è partita una caccia al colpevole sfociata nella diffusione delle teorie sul fracking, l'ultimo grido della facile dietrologia. Il tratto comune di queste ipotesi a caldo è la domanda che sta alla base: “a chi conviene quello che sta accadendo?”. Nel caso di Brindisi, quando non si sapeva ancora bene cosa stesse accadendo (quanti ordigni, quanti morti, quanti feriti, quale è stata la dinamica e così via), già ci si chiedeva chi c'era dietro. Il[...]

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